MEX RASNA THUI AME!

Gli Etruschi sono qui!

Sono tornati. Ma sono mai scomparsi davvero? Ne dubitiamo!

Quando si cominciarono a vedere in televisione ed al cinema le prime pellicole con trame che narravano di vicende storiche risalenti ai secoli poco prima e poco dopo Cristo, si chiamavano film fantastici, sandaloni, peplo.

Negli ultimi anni però si è andata accrescendo quella che è via via diventata una passione per migliaia di persone in tutto il mondo: la rievocazione storica e l’archeologia sperimentale al di là delle semplici manifestazioni a carattere folcloristico. Quindi si è sentito il bisogno di mettersi in comunicazione tra "interessati", quantomeno tra quelli a portata di mano e questo ha dato vita a gruppi che si conoscono tra loro e che condividono momenti di grandi cene intorno a un fuoco, di pochissimo sonno, di chiacchierate infinite, di gioco, di divertimenti, di travestimenti ma soprattutto di amore per la storia e per il proprio retaggio tanto da volerne riproporre vari aspetti nel modo piu’ fedele possibile..

L’obiettivo è quello di alimentare quel processo rievocativo la cui conclusione si chiama Ritorno Rasna.

Ci si basa su di un’idea semplicissima: integrare le forze con iniziative coinvolgenti per tutti gli appassionati di rievocazione etrusca con serietà ed allegria grazie anche all'entusiasmo di chi ha deciso di mettere a disposizione il proprio tempo per fare partecipe, motivare, aprire un dialogo con chi non sapeva di avere una passione in comune con tantissimi altri "amici".

Le idee semplici sono spesso le più efficaci. Lo dimostra il fatto ci si prefigge di diventare un punto di riferimento, principalmente nel Lazio, per tutti quegli appassionati che cercano un valido e significativo contributo, non solo accademico, nel campo della rievocazione storica del periodo prima di Roma.

Cosa offrire? Innanzitutto la propria immagine che cerca di essere il più fedele possibile sia nell’aspetto che nei materiali usati, ai dettami dell’epoca e poi la presentazione e la spiegazione di usi e costumi degli Etruschi con particolare attenzione alla vita quotidiana.

Una struttura capace non soltanto di gestire incontri e presenze ad eventi di varia natura (culturali, didattici ecc.), ma anche di portare avanti iniziative: poiché le vie della comunicazione sono praticamente infinite grazie anche all'uso di Internet, si possono avere informazioni in qualsiasi momento tramite la posta elettronica (ritornorasna@reborn.com) o consultando questo blog, in funzione dal mese di ottobre 2009 ed in ed in continua evoluzione oppure collegandosi alla nostra pagina su Facebook.
Appassionati che non si limitano ad «assistere», ma che vogliono mettere in atto e soprattutto condividere la propria fantasia con chi vuole e sa divertirsi in armonia col prossimo.

Ci sono molte strade per giungere a questo, ma con l’aiuto di Tinias se ne conoscono a sufficienza tanto da aiutare non pochi appassionati a percorrerle!

giovedì 15 dicembre 2011

AUGURI AUGURI AUGURI AUGURI !

Nelle notti piu' magiche dell'anno, possano 
le stelle vegliare su di voi 
e la luna custodire i vostri sogni.
Con l’augurio affettuoso che possiate passare 
delle feste serene e che vi attenda 
un felice anno nuovo.



venerdì 9 dicembre 2011

FOTOGRAFIE

In estemporanea ed essendo inutile inserire i link sui vecchi post rischiando che nessuno li veda, metto qui qualche link ad album fotografici che hanno visto di recente coinvolto Ritorno Rasna!

Il link alle foto del banchetto scattate da Marce Nesithva cliccando QUI
Chi usa Mozilla Firefox puo' vedere le foto di Velimna 2011 abilitando gli script! Questo almeno fintanto che gli amministratori non metteranno le foto anche sul sito ufficiale.






Divertitevi!

domenica 4 dicembre 2011

L'ODE A VULX

Il nostro ospite Larth durante il banchetto ci ha resi appunto partecipi di una sua composizione poetica dedicata a VulX. Ne riporto di seguito l'edizione bilingue a cura del nostro amico (e forum master dalla lontana Australia) Marce Camitlnas!

 

lunedì 28 novembre 2011

BANCHETTO RASNA: II EDIZIONE


Eccomi appena rientrata dall'edizione 2011 del banchetto etrusco! Rivedere dopo mesi i vecchi amici, conoscerne di nuovi ed entusiasti e' stato davvero emozionante. Peraltro abbiamo avuto la graditissima sorpresa di trovare molte delle stanze di San Cassiano rimesse totalmente a nuovo tanto da dare molto piu' l'impressione di un complesso alberghiero che non di un ostello. Eccellente lavoro del nostro impagabile MARU e del suo staff della Cooperativa Castelvecchio!
Chi e' arrivato presto ha dato una mano coi preparativi e man mano che gli ospiti giungevano a "VulX" l'ambiente si animava con l'allestimento di un ricco mercato (che speriamo di poter riproporre magari all'aperto per l'edizione di maggio 2012), di una sala giochi e di un tavolo da lettura con alcuni testi consultabili, sempre su tematiche etrusche.
Verso l'imbrunire ormai i convitati erano abbigliati in costumi storici e ci si muoveva come al solito con molta naturalezza commentando le novita' e ricordando le edizioni precedenti.
Nonostante il freddo quest'anno abbiamo incontrato due splendide giornate di sole ed anche se l'evento si e' svolto indoor era lo stesso piacevole affacciarsi nei cortili o dalle finestre ad ammirare i colori autunnali delle colline intorno. I cucinieri del banchetto hanno dato il meglio di se' con tante ottime portate ispirate sempre a piatti dell'epoca, innaffiati da ottimo vino.
Di seguito il nostro ottimo ospite Larth mi ha fornito l'elenco delle portate servite:


PRIMA PORTATA (ANTIPASTO):
OLIVE (trattate con acqua e cenere per 35 giorni poi passate in acqua qualche volta e poi mantenute in acqua e sale), SALUME (di tipo Ciauscolo, sia normale che di fegato), PECORINO e MIELE, UOVA SODE, FRUTTA SECCA e MIELE, CECI LESSI (aromatizzati con rosmarino e olio)

SECONDA PORTATA:
ZUPPA (farro e lenticchie, con base di guanciale, pancetta, sedano carote e cipolle).

POLENTA DI FARRO (macinato a mano sul posto,condita con due salse, una a base di purea di ceci e una a base di purea di fave e piselli, entrambe saltate in padella con olio e aglio prima di farle in purea, con aggiunta finale di pecorino stagionato grattugiato)

TERZA PORTATA:
MAIALE ALL'ETRUSCA:
Ingredienti: Carne di Maiale, Cipolla, Porri, Aglio, Sedano, Olio D'oliva Extra-vergine, Rape, Sale Marino Integrale, alcune Foglie Alloro, Ginepro, Timo, Vino Rosso Naturale, Aceto Di Vino, Sapa.
Come preparare la ricetta: Tagliare la carne a pezzi, poi metterla in un tegame con porri, cipolla, aglio, sedano e olio abbondante, e far rosolare. Aromatizzare con alcune foglie di alloro, bacche di ginepro e un po' di timo. Aggiungere alcuni bicchieri di vino e sapa (a piacere) e cuocere finché il brodo si è assorbito.
Servire in tavola con contorno di rape lesse, condite con sale, pepe olio ripassate appena in forno ad asciugare.

POLLO ALLA MANIERA DI VULCI
Tagliare il pollo a pezzi, porzioni da poter prendere con le mani... infarinare leggermente con farina di  castagne a crudo e rosolare nell'olio, insieme alla salvia e aglio senza cuocere completamente.
Posizionare nel forno in una teglia con abbondante rosmarino, salvia e alloro e pezzi di pancetta o guanciale tagliati grossolanamente. Bagnare con vino bianco e olio e salare e far cuocere fino a che non sia ben dorato, rimescolando ogni tanto in modo da amalgamare e cuocere uniformemente.
Servire ben caldo con contorno di erbe lesse ripassate in padella con aglio e salsiccia sbriciolata (erbe: cicoria, bieta, cavolo nero, cime di rapa o spinaci, nelle quantità che si trovano, anche mescolate fra loro...)

QUARTA PORTATA (DOLCE):
CREMA ETRUSCA (Bollire il latte con aggiunta di miele e uova, mescolando fino a che non si addensa, aggiungere un poco di farina quanto basta, versare su dei piatti su cui era stato steso uno strato di biscotti non lievitati fatti con farina mista di farro e grano con miele e  mandorle opportunamente tritati – possono essere sostituiti con cantucci -, sopra la crema stendere un velo di noci e nocciole triturate finemente insieme alle briciole più fini del processo di tritatura dei biscotti e una spolverata di pepe nero e lasciar raffreddare in luogo freddo per alcune ore)

MELE COTTE (misto di mele normali e cotogne mondate e spezzettate, fatte lessare senza altra aggiunta che un bicchiere di vino rosso il tanto che basta per non farle spappolare, servire in bicchieri con aggiunta di un buon cucchiaio di sapa per addolcire)

e voilà: COTTO E MANGIATO!!!


L'intrattenimento musicale con danze ha accompagnato la cena tra una portata e l'altra ed abbiamo avuto anche la simpatica sorpresa di una scenetta il cui filmato e' visibile dal link in calce. Il nostro ospite Larth inoltre ci ha deliziati con una sua creazione poetica dedicata a VulX, la nostra come sempre citta' d'incontro. Beh visibile e' una parola grossa ma e' anche vero che la luce elettrica e' bandita per cui fare riprese e foto e' ardua impresa. A noi pero' basta il ricordo e per chi non c'era magari la curiosita' di partecipare appena possibile per vivere personalmente certe emozioni. Dulcis in fundo il nostro consueto bravissimo giocoliere ci ha intrattenuti con un'esibizione di acrobazie con il fuoco e per gli irriducibili che all'una di notte passata avevano ancora energie e' bastato salire ai piani superiori e cimentarsi in giochi da tavolo.
In tarda mattinata la domenica ci siamo radunati intorno al tavolo della colazione dove il magnanimo Larth ci ha fatto la grazia di autorizzare il caffe', senza il quale molti di noi in effetti, assuefatti dai ritmi della quotidianita', banchetto o non banchetto non sarebbero riusciti ad avere quel minimo di grado di lucidita' da poter interagire con gli altri e soprattutto guidare la macchina verso le proprie case.
Un grande abbraccio quindi a tutti quelli che si sono prodigati con il loro servizio a rendere quest'incontro sereno, piacevole e soprattutto accogliente. Ad maiora San Cassiano! Appuntamento a maggio 2012!




lunedì 14 novembre 2011

LA TOMBA DEI LEONI RUGGENTI


Grazie ad un'iniziativa dell'azienda vinicola Terre del Veio, domenica e' stato possibile visitare la piccola necropoli della via Formellese che ospita la piu' antica tomba dipinta del Mediterraneo occidentale, la cosidetta Tomba dei Leoni Ruggenti risalente alla fine del VII sec. A.C.
Questa tomba, caso praticamente eccezionale, fu tenuta a battesimo nella sua presentazione al pubblico ed al territorio niente po' po' di meno che dall'allora sindaco Rutelli probabilmente per la sua indiscussa importanza. Come spesso accade fu trovata da uno dei tanti tombaroli che frequentavano (e frequentano...) il territorio veiente in cerca di tesori inviolati. Costui, in cambio dell'immunita', segnalo' alle autorita' il luogo esatto del ritrovamento dando cosi' inizio alla campagna di scavo che portò alla luce la sepoltura.


Fu saccheggiata al tempo dei Romani, che portarono via gli elementi piu' preziosi. Tra questi si presume anche l'urna cineraria coi resti del defunto la quale dovrebbe esser stata in argento da quanto ci ha raccontato l'archeologo che ci ha fatto da guida nell'escursione e che ci ha detto questo in base al ritrovamento nella nicchia della deposizione di alcune lamelle microscopiche in metallo.
Della tomba  a camera oggi restano solo le pareti rozzamente dipinte pare da un ceramista del posto (i soggetti infatti sono riproposti su terracotte locali). Ad essere rappresentati sono dei presunti leoni, quattro per l'esattezza, che possono simboleggiare gli avi del trapassato (bisnonno, nonno e padre) o le creature infernali piu' grandi e potenti che lo attendono per accompagnarlo nell'oltretomba, posto spesso popolato di inquietanti figure per le credenze degli Etruschi. Nella parte alta delle pareti invece sono raffigurati voli di uccelli, orientati verso l'ingresso della tomba,  a rappresentare allo stesso modo il viaggio dell'anima verso l'aldila'. L'ampia nicchia dove era deposto il cinerario e' bordata da strisce appaiate color  giallo e nero (un nero che sembra viola scuro o blu forse per l'effetto del tempo e dell'umidita' sul composto usato per impastare il colore) come quelle che scorrono lungo parte del perimetro della tomba originaria. Il soffitto e' dipinto di rosso ed il colore e' ancora straordinariamente vivace! Sempre lungo il perimetro della camera sono distinguibili i segni lasciati dai chiodi ai quali probabilmente si appendevano fiori e tessuti per abbellire in qualche modo un luogo tanto triste.
La tomba fu usata anche in seguito infatti sono stati ritrovati alcuni reperti come vasellame, spille, qualche piccolo prezioso di altre epoche,
Ricostruzione in scala del calesse di Sirolo
salvatisi dal saccheggio per via di un crollo di parte della volta che li seppelli' e conservo', ma piu' di tutto lungo il dromos sepolto dal pietrisco sono stati trovati i resti, piuttosto scarsi e male in arnese, di un "currus" probabilmente appartenuto ad una signora messa anche lei a riposare li' per l'eternita'. Doveva essere molto simile a quelli i cui resti sono esposti nel museo di Tervignano Romano. 

I ritrovamenti di questa tomba dovrebbero comunque finalmente essere esposti, insieme ad altro materiale, nell'ala in restauro del museo di Villa Giulia che ospitera' appunto la parte dedicata a Veio e per la cui inaugurazione dovremo aspettare i primi mesi del 2012.



giovedì 10 novembre 2011

ANTIQUARIUM DI CORCIANO

Ed ecco qualche foto di fortuna fatta all'Antiquarium di Corciano. Il problema stavolta e' stato il caricabatterie fasullo della fotocamera (il quale è stato smaltito dell'AMA non appena rimesso piede nell'Urbe) che mi ha fatto rimpiangere la vecchia Canon con le sue pile AA ricaricabili ed eventualmente sostituibili da due normali Duracell... 
E' stata un'esperienza davvero antica poter utilizzare dopo anni una classica macchinetta fotografica usa e getta trovata fortuitamente da un giornalaio che cosi' almeno non ha reso vana la mia visita!
Non mi dilungo in descrizioni, ho messo delle didascalie sotto le immagini piu' importanti e detto tra noi l'ultimo periodo della riconosciuta esistenza degli Etruschi, quello che viene definito Ellenistico quando ormai i nostri erano sulla via della completa fusione con la civilta' Romana, non mi stimola molto.
Di seguito quindi uno slideshow della visita ed il link dedicato alla mostra legata all'esposizione delle urne cinerarie restaurate "I COLORI DELL'ADDIO".

martedì 1 novembre 2011

LA NECROPOLI DI STROZZACAPPONI

Che nome simpatico, eh? Per chi ha un po' di sense of humor sarebbe anche simpatico il fatto che una necropoli etrusca del periodo ellenistico con tombe del II-I sec. a.C., agli sgoccioli quindi della civilta' etrusca praticamente conglobata con la scalpitante romana (sebbene l'uso etrusco dei costumi, dei riti e dei monumenti restera' inalterato fino alla vigilia del definitivo prevalere di Roma, in seguito agli avvenimenti che segnarono profondamente il territorio nel I sec. a.C.), sia situata nelle fondamenta di un palazzetto moderno il cui pian terreno ospita un supermarket... 

La necropoli ellenistica di Strozzacapponi-Fosso Rigo, collegata ad un villaggio “operaio” sviluppatosi lungo la via di comunicazione tra Perugia e Chiusi, fu organizzata secondo schemi urbanistici precisi, con tombe piu' o meno similli per tipologia costruttiva e cronologia, con corredi di livello modesto ed piuttosto uniformi, visibili presso l'Antiquarium di Corciano
Utilizzata tra il III secolo e il I secolo a.C., era pertinente ad un insediamento
collegato all’attività estrattiva nelle vicine cave di travertino in località Santa Sabina. 

La visita puo' essere anche autonoma, basta recarsi in loco negli orari di apertura del supermarket e chiedere al personale la chiave del portoncino.
Mi ha accompagnata la proprietaria lasciandomi poi tranquillamente a girovagare per il posto. E' stato davvero insolito percorrere le curve dei passaggi scavati nella pietra, accucciarsi a scrutare l'interno delle piccole camere sepolcrali, leggere i pannelli esplicativi bilingue (!) avendo come soffitto un lastrone infinito di cemento armato. Soffitto anche un po' bassino in certi punti. Il carattere delle sepolture e' uguale per tutte le 47 tombe scoperte e custodite fino adesso (ma ce ne sono chissa' quante altre in zona, sotto le costruzioni moderne!); il metodo era quello dell'incinerazione dove i morti venivano posti in vasi di terracotta (sono visibili in alcune leggeri resti dei sacchetti di stoffa che contenevano le ceneri) o urne di travertino scolpite, alcune delle quali recentemente restaurate e visibili sempre presso l'antiquarium. Fu ritrovata anche una tomba inviolata, con urne policrome ed i resti di un letto funebre di rara bellezza. Era di proprieta' di certi "Anei Marcna"
Piu' avanti c'e' la necropoli di Fosso Rigo, ahime' pronta per le visite chissa' da quanto (tanto da far crescere erbacce sul vialetto d'accesso e intorno al gabbiotto di sorveglianza...) ma coi cancelli chiusi a catena! Ci sono costruzioni intorno, forse il proprietario dell'agriturismo ha le chiavi ma sinceramente il posto e' cosi' desolato che scendere li' sotto da sola non me la sarei sentita...

Comunque se volete fare una visita la necropoli si trova all'inizio di via Luigi Einaudi, angolo via Caprera, localita' Strozzacapponi (Corciano), facilmente individuabile con Google Maps, tel. 075 5188255
 

domenica 9 ottobre 2011

SIAMO GIA' PRONTI!

Dopo il grande successo della prima edizione,
l'A.P.S. “RISVEGLIO” insieme alla “Castelvecchio soc coop sociale arl” di Fabriano (AN), organizza, in collaborazione con all’Associazione Culturale “Cavalieri di Serra Grande” e l’Associazione Culturale Sportiva Dilettantistica “Cocon” il

    BANCHETTO RASNA II

evento collegato con “RISVEGLIO”, che si ripropone di ricreare realisticamente l’atmosfera del banchetto al tempo degli Etruschi.
I partecipanti saranno protagonisti della serata, durante la quale, in una ambientazione ed atmosfera rievocativa, dovranno immedesimarsi in un personaggio -di loro scelta- vissuto verosimilmente nella città di Vulci nel 333 a.C. ed interpretarlo durante il banchetto ed il simposio a seguire.
Verrà servito un menù filologico composto di varie portate e la serata sarà animata da giochi, musiche, danzatrici e giocolieri, il tutto nella suggestiva ambientazione dell’Abbazia di San Cassiano, nel Comune di Fabriano (AN) - che già ha ospitato l'evento “RISVEGLIO” edizioni 2010 e 2011 - arredata ed adattata per l’occasione.

I convenuti dovranno indossare costumi dell’epoca(*) e, al fine di poter creare il proprio personaggio, contattare l’organizzazione al più presto.
L’Evento avrà luogo sabato 26 novembre 2011 a partire dalle ore 16:00.
Prenotazione obbligatoria entro il 10 novembre 2011.

I posti sono in numero limitato.
La quota di partecipazione è fissata in 45 euro, e comprende il pernottamento fruibile sul posto (opzionale ma che deve essere confermato all'atto della prenotazione).

Ogni riferimento alla modernità sarà bandito.
Preparatevi a varcare la porta del Tempo…

Gli etruschi sono tornati!

Lastra etrusca di rivestimento in terracotta,  530 a.C.,
scena di banchetto con suonatori.
Autore: Giovanni Lattanzi per ArchArtz
i
-- Ulteriori dettagli, informazioni logistiche ed aggiornamenti verranno inviati a coloro che risponderanno a questo annuncio.
Per ogni chiarimento:
risveglio_2010@libero.it
http://mysteriousetruscans.com/RISVEGLIO/

(*) a richiesta è possibile affittare il costume. E’ necessario riservare questa opzione al momento della prenotazione e/o comunque entro il 10 novembre.

E per rinfrescare un po' la memoria QUI il collegamento a foto e cronaca dello scorso anno!

lunedì 12 settembre 2011

VELIMNA 2011 -bis


In attesa di pubbicare qualche foto decente (io ne ho purtroppo fatte poche, come al solito. La disgrazia di essere tra i figuranti!), eccovi Tiu Alethnas con un costume differente: stavolta nei panni di una delle tre ancelle a seguito del sacerdote massimo... che apre addirittura il corteo! WOW!




sabato 3 settembre 2011

VELIMNA 2011

Quest'anno si festeggia il decennale della manifestazione! Le iniziative sono gia' in corso, ma il clou si vivra' domenica 11 settembre.
Cliccate QUI per il programma completo ma soprattutto SIATECI!


giovedì 18 agosto 2011

NECROPOLI DI SAN GIULIANO (BARBARANO ROMANO)


In realta' non avevo molta voglia di uscire ma nemmeno potevo passare la giornata a dormire e così, preso navigatore (che in casi del genere trovo peraltro piuttosto inutile (ce ne vorrebbe uno con le immagini satellitari non solo con la mappa!), presa fotocamera e soprattutto verificata efficienza del cellulare (tendo a perdermi, quindi meglio in caso far sapere piu' o meno dove devono venire a recuperarmi), decido di andare verso Blera. 
In genere ci vuole mezz'ora, quaranta minuti. Stavolta diventano un'ora perche' quest'anno s'è deciso di fare lavori stradali ovunque, compreso il tratto di via Cassia sotto Sutri ed il traffico viene smistato facendo transitare una direzione per volta. Mi rendo conto che durante i mesi estivi sono passata da queste parti piu' spesso del solito senza comunque mai fermarmi per esempio alla famosa fabbrica del chinotto che adoro!
L'anticiclone delle Azorre, in clamoroso ritardo come pure l'anno scorso, palesa la sua presenza con una temperatura media esterna di 36° che e' sempre e comunque migliore di quella che si crea in macchina se non si aziona un minimo di aria condizionata. L'arrivo a Barbarano Romano per la visita al museo è una delusione dal momento che il medesimo e' aperto solo nei fine settimana. A questo punto mi concedo un caffe' al bar e una bottiglina d'acqua che si rivelerà in seguito provvidenziale. Senza troppa convinzione chiedo ad un autoctono la strada per la necropoli. Non capisco praticamente nulla delle indicazioni tranne quelle due o tre nozioni base per non finire a Tiblisi. In realta' la strada da seguire è piuttosto semplice e il posto ben segnalato. Anzi,
ci sono due possibilita': una alla "sentieri selvaggi" ed una con zona pic nic come base. Ovviamente opto per la prima anche perchè, nonostante sia lungo la strada, sembra la soluzione piu' rapida. In effetti non sbaglio poichè poco dopo essermi inoltrata per lo sterrato seguendo le indicazioni, arrivo subito al tumulo della Cima. Apro una parentesi: inutile mettere il dito nella piaga della segnaletica? A meno di non andare con un esperto si rischia di perdere un sacco di tempo alla ricerca del sentiero da seguire. Sono sicura di aver visitato parecchie cosette ma segnalate alla bene e meglio tanto da costringermi al ritorno a casa ad affannarmi sui siti internet alla ricerca di quel che ho visto e soprattutto di quello che non ho visto nonostante fossi li'. La zona della necropoli infatti e' molto estesa ed io ne sono riuscita a visitare solo una parte.
Il tumulo conserva poco dell'antico splendore ma è stato evidentemente sfruttato parecchio viste le numerose tombe scavate lungo il suo perimetro. In ciascuna ci sono da uno a tre letti funebri e non e' difficile trovare in terra anche delle urnette scavate nella pietra tufacea, cinerari forse o sepolcri di infanti. La tomba piu' bella, detta della Cima, ha un lungo dromos ai lati del quale si aprono ulteriori stanze sepolcrali, una delle quali adornata da quattro lesene scanalate, come delle colonne appiattite, che "sostengono" le capriate del soffitto. La tomba principale ha un largo letto funebre e diversi pilastri squadrati che formano come un portico interno. Sul fondo un falso piano cui si accede tramite due scalini, forse posto per cinerari o per il corredo funebre del
defunto.
Seguendo quello che sembra un sentiero al lato del tumulo, individuabile anche grazie ai resti di un corrimano di legno, si scende attraverso il terreno tufaceo martoriato dalle piogge (quindi facendo molta attenzione) dove la vegetazione piuttosto arida lascia il posto pian piano ad un bosco meraviglioso di giovani roveri, cerri e non so cos'altro. La temperatura diventa piacevolmente più fresca ed il sole filtra attraverso gli alti rami. Piu' di una volta ho trovato la risposta al perche' presso gli Etruschi e gli antichi in genere si considerassero "sacri" certi boschi. Avremmo dovuto conservare lo stesso senso del sacro, ma in modo più esteso. La natura è splendida e mi trovo ad esclamare spesso una certa colorita espressione di stupore che temo da un momento all'altro possa saltar fuori qualche spirito etrusco a darmi uno scappellotto dietro la nuca ed esclamare "E bastaaa!..". Ad ogni passo la necropoli si scopre: le pareti sono costellate dalle porte d'accesso alle numerose tombe; mi trovo ora nella zona "Palazzine". Ci sono pochissimi pannelli esplicativi, il piu' pittoresco e' un foglio dattiloscritto incorniciato in un portalistini di plastica che spiega un po' la storia della tomba piu' interessante del posto, ossia la tomba "Costa", con camera centrale dal soffitto a rilievo e una cella su ciascuna delle due pareti; sulla parete di fondo, ancora in rilievo, una finta porta dorica. Ad un certo punto pero' diventa impossibile proseguire, di sicuro l'altro ingresso consente l'arrivo al tratto che purtroppo da qui non e' accessibile, ma non essendoci appunto li' indicazioni sul percorso da seguire non me la sento di affrontare la nuova scarpinata. Per inciso la visita alla Cima ecc. l'ho fatta in totale solitudine, che è meraviglioso ma non il piu' tranquillo dei modi. 
Decido quindi di fermarmi finalmente a visitare il magnifico Bosco delle Valli, sulla strada per Vetralla che ho percorso tante volte. Mi piacerebbe trovare il santuario etrusco-romano della dea Demetra che si nasconde tra gli alberi insieme ad altri resti antichi, ma nonostante si organizzino escursioni guidate per la visita non c'e' uno straccio di cartello che indichi il percorso da seguire, cosi' vado un po' a naso. La passeggiata, per quanto piacevole nonostante gli insetti, mi prende piu' tempo di quanto pensassi senza peraltro farmi giungere alla meta. Mi rendo conto di aver camminato parecchio e di non sapere esattamente dove sono finita. Non sono stanca ed ho con me la provvidenziale bottiglietta d'acqua  acquistata a Barbarano ed in realta' il percorso non e' faticoso. Anche qui poi la vegetazione contribuisce a tenere una temperatura sopportabile. Mi sono persa in un certo senso e non ci sono case ne' persone che passano in quel frangente anche perche' e' pure ora di pranzo. Per nulla scoraggiata decido di andare avanti un po' e alle brutte tornare indietro per cui pian piano raggiungo una parete di tufo vista in lontananza sulla strada e poi decido di tornare indietro. La paretina di tufo e' sospetta. Infatti quando le do le spalle per fare dietro front mi appaiono davanti alcune tombe etrusche non segnalate. Sopra la collinetta dove sono scavate si erge comunque una casa. Quando vedo queste cose, e ne ho viste, mi viene sempre in mente il film "Poltergeist" .
Torno dunque sui miei passi e mi gioco il tutto per tutto prendendo uno dei sentieri trekking che attraversano il bosco. Con la mia solita fortuna prendo quello che sicuramente non e' battuto da un bel po' viste le piante alte ai suoi lati e le erbe di varia natura che ricoprono in parte il tracciato. Comincio ad accusare un po' i sintomi della stanchezza (i piedi sono due tizzoni ardenti nelle scarpe da ginnastica). La mia perseveranza viene premiata ed infatti di lì a poco sbuco sulla strada principale che taglia in due il bosco e lungo la quale è parcheggiata la macchina. E' un sollievo sedersi finalmente e partire alla ricerca del primo bar disponibile per rifare il pieno di liquidi freschi visto che devo averne espulsi parecchi!
E insomma qualche appunto l'ho preso, spero di poter trovare l'accesso all'altra parte della necropoli alla prossima uscita!

Di seguito lo slideshow delle fotografie. Purtroppo Photobucket non include le didascalie per cui consiglio eventualmente di sfogliare direttamente l'album QUI

venerdì 29 luglio 2011

"SOTTO IL CIELO DEGLI ETRUSCHI" - NOTTE BIANCA AL FANUM VOLTUMNAE.

Questa volta visitero' gli antichi fasti della bella VELZNA in un modo insolito e suggestivo per conoscere da vicino gran parte del patrimonio etrusco di Orvieto venuto alla luce nelle campagne di scavo degli ultimi anni dieci anni. Se vorrete partecipare, le indicazioni cliccando il titolo di seguito. Altrimenti saro' io i vostri occhi e vi raccontero' anche questa avventura che punta sempre al cuore di noi Rasna. Restate su queste pagine!
 
 
 
 
 

martedì 12 luglio 2011

Estate con gli Etruschi 2011, un calendario ricco di degustazioni ed eventi

Prende il via un nuovo “tour” estivo di degustazioni presso la Necropoli etrusca di Tarquinia e il punto ristoro della Necropoli della Banditaccia di Cerveteri. Tanti prodotti delle terre etrusche, dal miele al vino, dai dolci a tante altre prelibatezze, che di volta in volta verranno offerti gratuitamente ai visitatori. Solo per il periodo estivo, le degustazioni potranno essere effettuate tutti i giorni della settimana. L’iniziativa prende il via a partire da oggi, sabato 9 luglio, con la degustazione del miele, e si protrarrà fino al mese di settembre.

Il resto potete leggerlo QUI

sabato 25 giugno 2011

CURTUN - Parte 2

Dopo una buona colazione la mattinata prevedeva la visita alla zona archeologica quindi, tutta baldanzosa ed avendo individuato il giorno prima i cartelli di segnalazione per la medesima in modo da non essere colta impreparata dal mio Tom Tom (che e' posseduto sicuramente dall'anima di un escursionista che s'e' perso ed e' passato a miglior vita chissa' mai dove ed aspetta di ricongiungersi con i suoi resti mortali tramite me e i miei viaggi), sono entrata nel microonde a quattro ruote, ho inforcato gli inutili occhiali da sole e via! Sono piu' o meno le nove e gia' fa un caldo che levate! 
La zona archeologica e' distribuita a macchia di leopardo, non fatevi ingannare dalle cartine dei vari siti web; ad un certo punto bisogna fare una scelta su cosa individuare per primo e bisogna farlo velocemente poiche' ci si trova nel bel mezzo di un incrocio con le macchine dietro che non stanno ad aspettare i comodi di nessuno. OK, vada per le due "tanelle" (Angori e Pitagora). E qui comincia il terno al lotto. I segnali sono sufficienti a dirigersi nella localita' giusta, il problema di fondo e' dove diavolo parcheggiare una volta arrivati! 'ste benedette tanelle sono inerpicate lungo il pendio del colle percorso dalla strada a due corsie, lungi da avere il benche' minimo spazio nelle vicinanze per lasciarci niente piu' che una bicicletta! Rinuncio subito alla Angori, tanto dalle foto che ne avevo visto non credo di essermi persa granche'. Daltronde la Didda non sa volare perpendicolare come un elicottero per cui a meno di non farmela portare via da un TIR tentando un parcheggio estremo, non posso che proseguire alla ricerca della tanella Pitagora. Qui la situazione si alleggerisce un po' perche' tutto sommato c'e' un minimo di spazio per numero UNA macchina. Dal momento che forse altri hanno rinunciato, quell'unico posto dove anche un geco avrebbe avuto qualcosa da obiettare quanto a perpendicolarita' lo occupo io. Ancorata la Didda alla parete rocciosa, sprezzante della temperatura inizio ad inerpicarmi per un sentiero in salita cosparso di forasacchi, pietruzze e ghiaie di varie dimensioni ed acuminatezza, cespugli dai rami  anche spinosi, diobbono, e raggiungo il sito. Chiuso. Da una cancellata. E circondato in modo ampio da una rete metallica. "Chiedere alla segreteria del museo per effettuare una visita". So' quattro sassi ma che cavolo c'entra la cancellata??? Circumnavigo la rete metallica, la quale peraltro si trova leggermente in basso rispetto al terrapieno che percorro, in cerca ci un punto dove poter vedere almeno un po' il rudere e scattare qualche foto. Niente. Le piante sono cresciute intorno in modo strategico e la rete e' quasi tutta sana. L'unico punto dove qualcuno sicuramente e' passato e' troppo malmesso perche' io azzardi lo scavalco, ciononostante decido di scendere dal terrapieno via deretano. Mi accuccio in un punto erboso e scivolo giu' senza nemmeno troppi danni. In lontananza dei cani abbaiano, spero che non arrivi una muta di bestiole inferocite o nemmeno l'intervento di Selvans mi aiuterebbe a salvare le terga che mi son state d'aiuto fino al momento! Riesco a fare qualche foto da una sola angolazione e poi torno indietro a cercare un punto piu' basso dal quale risalire. Mezzo litro d'acqua se ne va giu' a gargamella, santa aria condizionata che tiene pure le bibite al fresco! Sgancio la Didda e torno al micidiale incrocio. Stavolta la meta e' una sepoltura che non avevo previsto tra le tappe preparate, ma ho letto il segnale tra quelli con sfondo marrone indicante siti d'interesse (che sono sempre molti di meno dei lunghi totem con affissi quelli dei negozi) per cui decido di avventurarmi. Si tratta di una tomba a camera del periodo ellenistico e tutto sommato arrivare in loco non e' difficile. Parcheggio accanto al solito sborone che col macchinone si e' messo in orizzontale anziche' a spina per avere tutta l'ombra di uno striminzito paio di ulivi e vado; tomba detta di Mezzavia dal nome della localita' in cui e' stata rinvenuta. Uuuuun sentiero in salita cosparso di foglie secche, pietruzze e ghiaie di varie dimensioni ed acuminatezza, cespugli dai rami  anche spinosi, alberaglia varia, diobbono. Fortuna che le tombe dovevano essere ipogee... I pochi resti di questa aiutano comunque a distinguere la camera sepolcrale e le nicchie laterali che ospitavano i cinerari. Il tumulo e' scoperchiato, ma almeno il cancello di protezione e' aperto e il posto si puo' visitare e fotografare in tutta tranquillita'. Non resistendo piu' dalla curiosita' a questo punto mi dirigo all'area dedicata ai due tumuli del Sodo. Detti anche meloni. Ora, io non mi metto a cavillare sui nomignoli indigeni, ma non posso fare a meno di chiedermi di tante sfere perche' proprio i meloni. Mi sa anche un po' di presa per i fondelli. "E te? Dove ti hanno sepolto?" "In un melone" "Ganzo!". Arrivo all'area biglietteria e non scorgo anima viva. Citofono, niente.
Il Melone I e' tutto sotto il pino che svetta.
Il tumulo si vede piu' o meno alla mia destra, coperto da selva varia che difficilmente lo farebbe riconoscere per tale, ma e' al di la' di ben DUE recinzioni. Citofono ancora. Mi sovviene l'avviso della bigliettaia del museo, ma non ci voglio credere. Telefono, ma e' sabato, al massimo mi risponde la segreteria telefonica. Niente, e' in pausa weekend pure quella. Busso sullo stipite del cancello, provo a scavare una buca al di sotto, a scorrere un bastone sulle sbarre neanche fossi in una cella di Alcatraz. Niente. Mi viene il panico, un viaggio andato per meta' a farsi friggere se " 'u mulone" non si mangia! Arriva una ragazza in macchina, spero sia la custode ma no, e' una che abita li' vicino. Mi conferma che non c'e' nessuno quei giorni (e anche altri...) ma mi indica la strada per il secondo tumulo senza dover necessariamente fare il percorso archeologico. Dall'altra parte tornando indietro ed attraversando il rio Loreto, uno sterrato infatti conduce al tumulo migliore che peraltro e' pure visitabile! Varco trionfante il cancello della recinzione e non faccio a tempo ad avvicinarmi all'area che spunta fuori dal caseggiato una gentile custode con un librone. Che e'? Un brogliaccio? La Bibbia in aramaico? Un compendio di storia etrusca da imparare e recitare davanti ad una commissione per avere accesso al sito? No, un libro firma per le presenze. Entravo io nel caseggiato, mica c'era bisogno! La custode, ottenuta la preziosa firma, mi informa che non si puo' scendere alla base dell'altare (che comunque si vede benissimo) ma si puo' girare intorno al melone (ma si, divertiamoci con gli Etruschi! Io proporrei anche cocomerone!) che e' bello grosso, ancor di piu' sotto lo scoppio del sole. La prima tomba che intravedo sembra piccola, totalmente interdetta al pubblico e probabilmente anche agli spiriti dei suoi occupanti. Non si vede nemmeno l'accesso, sbarrato da tavole di legno e tubi innocenti. Mi sa che sta messa male anche se il soffitto non mi pare crollato. Ha tutta l'aria di uno scavo in corso comunque, chissa' se nel tempo usciranno delle novita'. Piu' avanti alcune fondamenta di edicole sacre e poi le due tombe, una piuttosto mal messa e quasi totalmente collassata a partire dall'ormai inesistente soffitto. Ci sono puntellature ovunque ma non ho idea se servano ad evitare il peggio o siano l'inizio di un'opera di conservazione. Mi viene da ridere anche al solo scriverla quest'ultima considerazione. Facendo bene attenzione mi infilo tra le pietre a distanza di sicurezza dal corpo principale, si vede che doveva essere una tomba ricca, ci hanno trovato dentro del ben di dio esposto al MAEC. L'altare, me lo tengo per ultimo, tornando indietro. Trovato vent'anni fa e sottoposto a restauro non ultimato, non ha ancora una sua collocazione definitiva. E' un po' sospeso nel nulla, parte autentico e parte ricostruito, ma almeno totalmente in piedi. Doveva essere splendido, forse anche dipinto, con le decorazioni scolpite nella pietra di gusto tipicamente etrusco: riccioli, loti e palmette. Faccio un book fotografico ed un video solo per lui e sto la' talmente tanto che mi faccio amica anche la cagnolina obesa (della custode) con la quale divido anche un mezzo plum cake, tanto non aggiungo danno al danno.

Tappa seguente la villa romana di Ossaia e ripartiamo a macchia di leopardo! Arrivo in sito e ovviamente: uuuuuuun sentiero in mezzo al pra' di un uliveto, pietruzze e ghiaie di varie dimensioni ed acuminatezza, alberaglia varia, terreno malsicuro, diobbono. La villa ha l'aria di uno scavo abbandonato, senza mezzi termini. Non dovrebbe esserlo, ma li' sembra ci sia stato tutto tranne le fondamenta di una villa romana. Un po' delusa ritorno sui miei passi: visito anche il castello di Montecchio (solo esterno) e la splendida abbazia di Farneta, ma non essendo luoghi di carattere etrusco evidente non ne parlero' qui.
Nel pomeriggio, su e giu' per la Valdichiana in cerca del tumulo di Camucia che e' segnalato ma non esattamente indicato. Dopo lungo girovagare scopro che si trova ad un paio di centinaia di metri dal mio albergo. C'e' di particolare che addosso a questo edificio sepolcrale nel tempo sono state costruite delle palazzette. Mi e' tornato in mente il film Poltergeist dove un complesso residenziale viene costruito sopra un antico cimitero indiano con tutte le spaventose conseguenze del caso... Anche qui in qualche modo si puo' girare intorno all'ex cucurbitacea, o anche arrampicarcisi sopra, quindi scoprire la Tomba B; formula cancello-reticolato persiste. Più recente rispetto all'altra ha un corridoio centrale e una sala con sei camere laterali allungate (tre per lato) e camera posteriore con una struttura simile a quella delle stanze principali della Tomba A (il tetto è crollato). Il corredo funerario della tomba è stato danneggiato e saccheggiato dai tombaroli, tuttavia sono stati recuperati ceramiche, buccheri, avorio che coprono un periodo che va dal VI al IV secolo a.C. Proseguendo per il giro mi imbatto inconsapevolmente negli ingressi appunto della Tomba A. Qui vale la formula cancellata-muretto poiche' gli accessi sono piu' in alto rispetto al marciapiede, c'e' pure una breve scalinata. Mentre provo numeri circensi nel tentativo di recuperare qualche foto discreta, un vecchino seduto su una panchina antistante mi invita, adducendo all'agilita' che e' propria della mia gioventu', a scavalcare tranquillamente la recinzione che tanto non mi fila nessuno. A proposito di numeri circensi. Forse erano meglio i percorsi pieni di sterpaglie della mattinata. Piu' che altro mi preoccupa sollevare il mio peso non proprio da fantino e portarlo dall'altra parte, ma faccio un ardito tentativo. Passo di la' la fotocamera e lo zainetto e mi aggrappo alle sbarre della parte piu' bassa. Mi tiro su con facilita', pensavo peggio, e senza neppure uno strappo nei pantaloni scavalco, incurante del fatto che potrei rimanere infilzata come un tordo. Faccio le mie foto, entro ed osservo la tomba. Il dromos porta a una grande sala con una piccola stanza per ogni lato ed è coperto da una volta a tholos. Nel merito il corridoio conduce a due tombe parallele perfettamente simmetriche ciascuna composta da due camere. La maggior parte del materiale trovato  (buccheri, vasi, ceramiche etrusco-corinzie, attiche a figure rosse piatto, bronzi, frammenti di armi, gioielli) risalgono al VI secolo a.C. cosi' come lo splendido letto funebre conservato al MAEC.
Dopo le foto di rito mi accingo ad esibirmi di nuovo in un numero d'agilita' perduta che anche stavolta non mi vede appiccata a perenne monito in cima alla recinzione ma che uno scricchiolio al ginocchio per ricordo me lo fa comunque sentire.
Giornata intensa e faticosa ma soddisfacente. Domani mi aspetta un giro turistico extra etruschi per la bella cittadina di Cortona la quale si inerpica bene in alto ed avro' bisogno di tanto fiato e tanta acqua per sopravvivere alle salite! Intanto ricordo una rosticceria nei dintorni ed e' ora che procacci la cena. L'avventura cortonense etrusca quindi finisce qui con dei ricordi splendidi e tante foto da dividere con gli altri appasionati. 
Prossima tappa? Sto cercando un posto dove dormire in modo economico dalle parti di Murlo...

E queste sono le fotografie! Consiglio di aprire le foto in una finestra a parte per leggere anche i commenti (Photobucket mette le foto nello slideshow a casaccio)!

venerdì 24 giugno 2011

IN DIRETTA DA CURTUN


Mi trovo nei dintorni della bellissima Curtun (Cortona per i piu') e faro' la cronaca delle mie visite etrusche durante questo lungo fine settimana allegando nell'immediato (vecchia fotocamera inaffidabile permettendo) anche qualche fotografia! 
Il diario di bordo inizia e al momento mi trovo ancora in albergo, nella frazione di Camucia, per riposare un po' prima di affrontare la prima tappa di oggi: la visita al museo archeologico (MAEC) innanzitutto e l'occasione nello stesso tempo e luogo di visitare una mostra importante che si terra' fino ai primi di luglio: "Le collezioni del Louvre a Cortona. Gli Etruschi dall'Arno al Tevere".
ATTENZIONE AGGIORNAMENTO!
La mostra e' stata prorogata fino al 31 luglio!

mercoledì 1 giugno 2011

ITALIA ANTIQUA: IMMAGINI


Qualche immagine riferita all'evento ITALIA ANTIQUA. Questo post sara' soggetto a cambiamento nei prossimi giorni! (Grazie alle amiche per le foto!)

domenica 15 maggio 2011

ITALIA ANTIQUA: L'ITALIA AI TEMPI DELLE GUERRE PUNICHE, TRA CELTI E ROMANI

Roma, sabato 21 - domenica 22 maggio 2011
Parco Schuster (Basilica di S. Paolo)
Inviato da Flavius (G. Cascarino)

L'Associazione Culturale Decima Legio presenta:
Italia Antiqua: l'Italia al tempo delle guerre puniche, tra Celti e Romani

Scopo della manifestazione è quello di far conoscere al grande pubblico gli aspetti più caratteristici delle due grandi culture dominanti dell'Italia del III secolo a.C., dalle cui radici e dal cui connubio nascerà l'Italia augustea e quindi il presupposto storico e culturale della nazione italiana.
Verranno ricostruiti un castrum legionario romano e un accampamento celtico, che verranno a trovarsi in posizione contrapposta per creare nel mezzo uno spazio di manovra.
Dalle 9,00 alle 19,00 di sabato e domenica verranno riproposte ed esibite attività, mestieri, arti civili e militari dei popoli dell'epoca, realizzate con la fedele ricostruzione di strumenti ed oggetti della vita quotidiana. Verranno riprodotte le attività artigianali da campo, come la forgiatura dei metalli, la lavorazione del legno e del cuoio, la fabbricazione delle armi, nonchè attività caratteristiche dell’epoca come la filatura della lana, la tessitura con tavolette e telaio, l’impiego dei pigmenti naturali ad uso decorativo.
Verranno effettuate dimostrazioni pratiche delle attività militari dell'epoca (combattimenti, manovre, addestramenti) e della vita quotidiana delle potenti legioni romane repubblicane e dei bellicosi guerrieri celti. Su tutte le attività verranno puntualmente fornite spiegazioni e dimostrazioni al pubblico con appositi percorsi didattici, con un’attenzione particolare per i visitatori più giovani.
Verranno effettuate anche dimostrazioni di harpastum, l'antico gioco del calcio dei Romani.

Sabato, ore 19,00: “Hannibal ad portas!”, rievocazione storica degli episodi immediatamente successivi alla grave sconfitta di Canne, con grande battaglia tra Celti-Cartaginesi e Romani.
Ore 21,00: lezione-concerto del gruppo Ludi Scaenici sulla musica antica, sulla danza e sugli strumenti musicali dell’antichità romana.

Partecipano i gruppi: Decima Legio, Federazione Europa Antiqua, Popolo di Brig.

Per informazioni: info@decimalegio.it [www.decimalegio.it

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Ritorno Rasna parteciperà in qualità di ospite vestendo i panni della mercante etrusca esperta in maledizioni (defixiones), una specie di trovarobe dai molti servigi disponibili, al seguito di una Legio che si spostava e che di certo non poteva sempre contare su tabernae ovunque si fermasse.
 

ACCORRETE NUMEROSI!!!
 
 

venerdì 6 maggio 2011

IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA?

E' gia' da un po' che tutta la serie di festeggiamenti per il 2764° Natale di Roma e' terminata. Il culmine e' stata ovviamente la grande parata storica tenutasi il mattino del 17 aprile con grande spiegamento di gruppi piu' o meno storici provenienti dai quattro angoli dell'Impero. Cosi' come accadde per la scorsa edizione, ho presenziato all'evento sempre ospite dei miei cari amici di Perugia-Ponte San Giovanni che hanno ancora presentato all'Urbe i fasti etruschi del gruppo Velimna.
Nella pagina della Pro Ponte segnalata c'e' anche un link per vedere le fotografie dall'album di Facebook.
Ma veniamo a noi. Tra i personaggi in auge nel mondo della rievocazione storica ce ne sono alcuni che si ergono a giudici nel verificare, sotto mentite spoglie, l'attendibilita' o meno di quanto i gruppi propongono. I giudizi sono quasi sempre impietosi e sarcastici e sebbene espressi in un modo che a volte rasenta la cafonaggine, c'e' da dire che piu' di qualche punta di verita' nelle loro parole esiste. Per fortuna che la maggior parte dei personaggi messi all'indice (sempre pero' con degli pseudonimi!) ha un buon livello di sense of humor o volerebbero espressioni forti! Il mio post sugli eventi del Natale di Roma stavolta consiste quindi nel solo riportare fedelmente quanto scritto da un/una sedicente "LOVERNIA DE VOLPIS" nella sua nota elaborata per l'occasione. Ai posteri l'ardua sentenza!

Dies Natalis - Corsi e ricorsi storici (pubblicata da Lovernia de Volpis il giorno venerdì 29 aprile 2011 alle ore 18.42)
E rieccoci qui.
Ci scusiamo per la lunga assenza, e siamo toccati, felici e ancor più commossi nel vedere con quanta attesa addirittura qualcuno attendeva i nostri articoli, e si angustiava temendo una nostra defezione.
Ma bando alle ciance, ché a poche lacrime e molti sospiri di sollievo noi preferiamo da voi, sempre, l’inverso, e dunque veniamo a cominciare.
Uno dei diversi motivi che ci ha temporaneamente trattenuto è stato che sul Natale di Roma da cose da scrivere ce ne sarebbero eccome… e proprio tante… purtroppo però, rispetto all'anno passato, la sostanza non è cambiata di molto.
Vedremo comunque, in ogni caso, di non scontentare nessuno, o meglio, come è nostro oramai radicato costume, di scontentare tutti.
Per quanto il nostro spirito critico, acido sempre e comunque, se ne dolga, il primo ricordo che ci sovviene è senza dubbio positivo: il rito d’apertura dei festeggiamenti che è stato eseguito a Piazza del Campidoglio Sabato è stato, almeno all’abbrivio, suggestivo e ben fatto.
Tra vestali, consoli, matrone, turibolari e avvenenti danzatrici rumene, il risultato finale era senza dubbio affascinante, ed idealmente hanno trovato collocazione anche il paio di sepolcri imbiancati in giacca e cravatta che, per esigenze immaginiamo formali, hanno presieduto all’inaugurazione.
Ci verrebbe da dire allora “Bravo, Gruppo Storico Urbense!”, ma come era solito dire van der Rohe, “Il Diavolo si nasconde nei dettagli”, e nel caso specifico c’erano tutti e tre i Gironi, le Dieci Bolge e pure l’ultimo Cerchio con tanto di Belzebù tricipite con Giuda nel gargarozzo.
Perché accanto a matrone e senatori che, diamo a Cesare quel che è di Cesare, indossavano delle mièse decisamente appropriate, per tutto il tempo ha ciondolato un centurione inscatolato dentro un improbabile pettorale e con in testa l’onnipresente elmo con cimiero di boa di piume di struzzo fucsia, che forse proprio per la maggiore sobrietà e rigore delle altre comparse risultava ancor di più un diretto nell’occhio che neanche Primo Carnera.
Ma in fondo, a ben guardare, si trattava solo del consono preludio a ciò che si sarebbe manifestato il giorno seguente…
Perché -Mehercule!- dall’anno passato purtroppo è cambiato assai poco, se non l’affluenza del pubblico che, purtroppo o per fortuna, è stata decisamente inferiore.
Se l’intento è quello di scardinare il trito luogo comune che vorrebbe i legionari romani dei grigi e tetri shultzstaffeln fatti tutti con lo stampino però, senza dubbio la strada è quella giusta, per quanto non ortodossa.
La mattina di Domenica infatti il Circo Massimo era gremito da legioni tra le più colorate, appariscenti e gioiose che si possa immaginare: un infinita schiera di Centurioni che ondeggiavano stancamente sotto il sole carichi di payettes, gravati sotto al peso di un pastiche di ferro, ghisa, cuoio, plasticaccia e peluches scuoiati, coronati da scopettoni multicolori che parevano ananassi incrociati con piumini per la polvere.
Certo che se è vero, come dicono, che la meticolosa Kassandra Kirghisi si è messa a curare il Gruppo Storico Urbense, le perplessità crescono.
O Nostra Madonna della Rievocazione, come sprezzantemente i suoi detrattori la canzonano, ha perso lo smalto (e 10 decimi buoni ad entrambi gli occhietti), oppure per rimanere fedeli alla loro colorita interpretazione del tempo che fu gli Urbensi debbono averla di già imbavagliata e segregata nel Tullianum a tener compagnia al fantasma di Vercingetorge.
Attenta, attenta signora Kirghisi, che il bieco tribuno Jerusalem, la Legio Rodigina e i loro compari della Coop Esattoriale Rivisitazioni&Sagre ogni volta che possono coglierti in fallo gongolano… eccome se gongolano!
Giust’appunto tra gli innumerevoli partecipanti l’assenza continuata della Legio Rodigina perplime… e si che dall’accostamento con una realtà si gaia e variopinta ne avrebbero solo da guadagnare, almeno in autostima…  non va però sottovalutato il terrore di stampo veterosovietico, pienamente giustificato, di poter perdere gli ennesimi pezzi per strada, che cogliendo l’occasione propizia per sfuggire alla Cortina di Polenta avrebbero potuto fondare ulteriori innumerevoli vessillazioni autonome e riottose nel percorso tra il Polesine e la Città Eterna e ritorno.
In quest’anno all’insegna della distensione comunque, ha trovato un suo spazio addirittura Civiltà Quirite, sempre meno legione e sempre più bellicoso gineceo germanosarmatico, che con l’aggiunta tra le sue fila per mezzo di “Foedus” di uno sparuto ensamble di celtovichinghi, più che le quadrate coorti romane ricorda sempre più da vicino l’Armata Brancaleone.
Sogghignate tra la orde improbabili di comparse da peplum, molti hanno visto stagliarsi Pilatus con i suoi repubblicani, a onor del vero discreti… certo, l’abitudine di rapire intere scolaresche per farne dei Velites  forse toglie un po’ di marzialità alla cosa, rispolverando memorie da gita scolastica, ma visto il panorama generale, possiamo anche chiudere un occhio, in attesa che la prossima campagna militare invece che contro i Galli sia contro una torma di genitori indispettiti, assai più feroci.
Immancabile, in panoplia da retiarius ed iperuranico splendore, vi era ovviamente anche il Dario Nazionale, scortato da pochi, e se non buoni, sicuramente nerboruti gladiatori, che con quasi cristiana compassione e condiscendenza osservavano i loro “colleghi” della città eterna esibirsi in
improbabili evoluzioni con un realismo paragonabile a quello dei romanzi onirici di Lord Dunsany.
Perché, ci domandiamo e chiediamo, avendo a disposizione i gladiatori del Nostro, il Gruppo Storico Urbense ha preferito propinare al pubblico gli spettacoli di chi, senza dubbio in buona fede, come massima espressione arriva ai combattimenti di “Ursus terrore dei Cosacchi”?
D’altra parte i gladiatori del Dario Nazionale non sembrano essersela presa… dipende tutto con che spirito si fanno determinate cose, e ci immaginiamo il Nostro che, con un sorriso tenero e bonario, il giorno addietro avrà arringato i suoi sussurrando dolce e paterno “poiché siete stati bravi, ed il numero di costole che vi siete reciprocamente infranti questo mese è ottimale, vi porto a Roma a vedere i pagliacci! Contenti?
Epilogo scontato, dopo la marcia attraverso le vie della capitale, la solita battaglia che, in barba alla coerenza storica (ma sciocchi noi a volerne trovare una, visti i precedenti), ha visto le schiere imperiali del Gruppo Storico Urbense affrontare i Galli, per la precisione i Ling-Two di Re Facocero e la Teuta del Cinghiale al Lambrusco dello sgargiante Fante di Coppe, i quali, dopo una zuffa disordinata, hanno regalato un finale che se voleva ispirarsi forse al Galata Suicida più che altro ha riportato alla mente gli ultimi minuti di Brian di Nazareth.
D’altra parte i gruppi di rievocazione o supposti tali celtici sono sempre alla ricerca di nuove palestre e palcoscenici, e se Ling-Two e Teuta del Cinghiale al Lambrusco si sono dati al ruolo della comparsa teatrale in quel della Città Eterna, forse per adeguarsi all’ambiente, voci non confermate narrano della Tribù della Collinetta e del Fiumicello che, sempre alla ricerca di riconferme della propria serietà nell’analizzare contesti consoni dove manifestarsi, in questi giorni ha presenziato ad una mostra cinofila, continuando la corsa a rotta di collo cominciata il tempo che fu con il CapoDanno Celtico e proseguita con la Battaglia del Ticino tra arcieri normanni e ribelli madhisti.
"O tempora! O mores!"... che se è vera l’obiezione che ci è stata mossa, che a volte nei nostri scritti, ci ripetiamo, ora, amici e meno amici, non sarà forse perché, purtroppo, vi ripetete un po’, nel peggio, anche voi?

venerdì 1 aprile 2011

1000!

Oggi 1 aprile 2011,
1000 persone stanno seguendo questo blog 
da tutto il mondo! 



 

lunedì 28 marzo 2011

LABORATORIO ALLA SCUOLA STEFANELLI

Dopo il lungo periodo invernale di pausa, le opportunita’ per Ritorno Rasna iniziano pian piano a ripresentarsi. L’ultima in ordine di tempo risale allo scorso giovedi’, presso la Scuola Media Statale "P. Stefanelli" a Roma, con la quale ormai sembra quasi ci sia una sorta di tacito patto di collaborazione! Ho tenuto un “laboratorio” sull’alimentazione degli Etruschi con una trentina di ragazzi delle scuole medie inferiori, esprimendomi sulle linee di massima per quel che riguardava gli alimenti piu’ diffusi, le cui notizie sono giunte a noi grazie agli studi eseguiti sui resti di cibo ritrovati nelle tombe antiche e sui pollini depositatisi nelle stesse.
Per rendere più comprensibile la storia ho seguito un iter simile ad un moderno menu’ partendo dall’antipasto fino ad arrivare al dolce. Prima di tutto pero’ ho parlato in generale della differenza del modo di nutrirsi tra le classi sociali, in relazione anche all’epoca trattata, e di quanto questo poi abbia influenzato la “salute”, specialmente dentale, dei nostri antenati nonche’ il giudizio “estetico” (amanti del lusso e della buona tavola, e addirittura "grassi"!) espresso dai loro contemporanei.
Ovviamente trattandosi di una lezione proposta sotto il profilo della rievocazione storica ho usufruito di diversi campioni di alimenti (e un pochino anche delle moderne tecnologie, avvalendomi di uno schermo per proiettare immagini dove non ero potuta arrivare con esempi tangibili!), chiarendo che in antichita’ porri tanto belli o farine tanto raffinate non erano assolutamente all’ordine del giorno.
Ho quindi imbandito la tavola con verdure e tuberi, frutta fresca, secca e le immancabili olive, formaggi e condimenti servendomi di contenitori e vassoi filoetruschi acquistati nel tempo e dando un tono un po’ piu’ rustico aggiungendo qua e la’ sulla tovaglia alcuni rami di alloro.
I ragazzi hanno risposto bene all’esposizione, fermo restando che forse erano un po’ troppi per interagire in modo piu’ completo. Al di la’ di questo una rappresentanza di cinque mi ha aiutata a preparare i dolci tra i piu’ semplici e popolari della cultura culinaria etrusca, passata poi ai romani, ossia i datteri tagliati a meta’, farciti con frutta secca e poi passati nel miele. Lo so, il miele andrebbe leggermente caramellato ma il laboratorio e’ perlopiu’ a indirizzo scientifico percio’ non disponeva di attrezzature per cucinare. Al termine dell’esposizione, e vista anche l’ora che s’era fatta, i ragazzi hanno chiesto di poter “assaggiare” le pietanze presentate e in men che non si dica quei cuccioli scatenati hanno fatto in modo e maniera che riportassi a casa a malapena soltanto le cose decisamente non commestibili come le spezie o il sale!
La lezione mi ha portato via ben due ore quando in realta’ ne avevo preventivata a malapena una ma c’e’ da dire che e’ stata la mia prima volta assoluta e si sa che in questi casi l’esperienza la fa da maestra. Speriamo quindi in altre opportunita’, soprattutto per migliorare.
Come dicevano i nostri dirimpettai trasteverini, dunque: ad maiora!

martedì 8 marzo 2011

ARRIVEDERCI MACHTELD!


Machteld, me ed Iefke van Kampen
Direttrice del Museo dell'Agro
Veientano di Formello
Anche l'avventura artistica di "Ombre e luci" si e' conclusa e direi nel modo migliore, domenica 6 marzo.
Molti ospiti, provenienti soprattutto dai Paesi Bassi, sono venuti a salutare la loro conterranea che ha esposto con successo le sue opere nei locali della Sala Orsini di Palazzo Chigi a Formello.
Ho avuto il piacere per l'occasione di leggere la poesia piu' celebre scritta da Machteld davanti ad un pubblico di varia provenienza; prova non facile dal momento che non sono un'attrice e leggere poesie di altri non e' cosa da poco! Conservo un ottimo ricordo dell'esperienza vissuta e ci sono altri progetti, a lungo termine pero', legati alla cosa ed alla persona nonche' ovviamente ai cari Etruschi. Chissa'...

Approfittando comunque del fatto che quel giorno fosse anche concomitante con l'ultima domenica di Carnevale, mi sono goduta tra l'altro il corteo in maschera proposto dai bambini delle scuole materna e primaria, improntato su vari temi tra i quali Garibaldi e le sue camicie rosse, lo spazio, il bosco.
Magari un altro anno una tematica del Carnevale formellese potrebbe essere legata proprio agli Etruschi e sarebbe un'ottima idea visto il territorio! Serve una mano ad organizzare?
Buon Martedi' Grasso!

martedì 22 febbraio 2011

MOSTRA: LUCE E OMBRE - LICHT EN DONKER


La cornice e' sempre quella del palazzo Chigi di Formello ed oserei dire per fortuna visto che continuano a fioccare mostre ed iniziative e che Formello dista pochissimo da dove abito! Stavolta sono andata a visitare la mostra che intitola l'articolo ed ho conosciuto anche l'autrice delle opere esposte. L'artista olandese Machteld Teekens, si è ispirata alle opere etrusche, ed in particolare al territorio di Veio. Non sono in grado di esporre sulle tecniche pittoriche usate, ma posso raccontarvi la mia esperienza. 

Con Machteld abbiamo parlato di Letun (la Leto greca, la Latona romana e in ogni caso la mamma di Apollo), il primo grande dipinto che si incontra entrando ed e' stato interessantissimo al di la' dell'opera in se' poiche' mi ha aggiornata sul fatto che l'Apollo bambino, che la statua originale porta in braccio, quella che era sul tempio di Minerva al Portonaccio per capirci, potrebbe avere la sua testa in una scultura etrusca conservata al British Museum di Londra! Nelle teche di vetro dove sono esposti i lavori di dimensione piu' piccola della pittrice, ci sono anche degli esempi cui si e' ispirata Machteld rappresentati da libri sugli Etruschi. Uno in particolare e' aperto ed e' possibile vedere alcune immagini della statua di Letun correlate ad un paio che fanno davvero pensare! Per forma e tecnica potrebbe essere davvero plausibile l'idea che stiamo guardando parte della statua perduta, il piccolo Apulu! 
Un disegnatore, P.S. Lulolf, ipotizza una 
ricostruzione piuttosto credibile.
Ma torniamo alla mostra. Alle pareti si raccontano i volti delle urne cinerarie viste a Volterra. I volti resi in modo personale dalla tecnica dell'artista corrispondono alle facce spesso rubiconde dei fu cittadini della citta' etrusca, quando ormai i fasti dell'Etruria arcaica stavano lasciano ampiamente il posto all'ellensimo ed alle forme d'arte piu' vicine a quelle romane ispirate alla Grecia classica. Tuttavia un occhio di riguardo e' riservato anche a tempi piu' antichi, alla raffigurazione dei cinerari della "tomba delle Cinque Sedie".  Prevalentemente in bianco e nero le figure delle "mater matuta", dolci e solenni o anche piu' severe, sono tra le piu' belle dell'esposizione. Ai pilastri delle arcate sono appesi i grandi dipinti coloratissimi - acquarello sfumato, matita ed inchiostro - dove Machteld rappresenta anche l'Apollo di Veio che combatte contro la rappresentazione del male data da un grosso serpente, lo stesso che sconfisse da bambino per salvare la sua mamma! Poi la "Grotta del sonno" dove due figure azzurre, quasi fantasmi, sono ritratti nel momento di entrare in un antro non oscuro, bensi' illuminato della stessa fluorescente luce dei due soggetti. Di nuovo un Apollo citaredo nella natura a rappresentare gli antenati dell'artista che intraprendono un viaggio da tanto lontano attraverso le Alpi richiamati dalla musica dell'arte. Infine il "Sonno nel Tempio" dove una famiglia riposa al sicuro, lontano dai pericoli. L'artista ha ricordato l'immagine di quando Londra bombardata dalla guerra offriva rifugio nelle gallerie della sua famosa metropolitana. Tocco finale, al centro della sala in fondo al locale, una sorta di grande libro rilegato a fisarmonica mostra il testo stampato a mano sui due fronti della poesia 'Colore' nella traduzione italiana di Ivan Aguzolli e  nella versione originale olandese.



Ricordo che la mostra restera' aperta fino al 6 marzo. Troverete i dettagli cliccando qui.
Qui il sito web di Machteld Teekens.
Noi invece potremmo ritornare ancora sull’argomento, lo sapremo pero’ solo tra qualche giorno, percio’ continuate a seguirci!

Tiu